venerdì 20 luglio 2012

DIGITPA e le patenti intelligenti

Chi si ricorda la storiella della cicala e della formica alzi la mano.
Banale.
Mi viene in mente anche un’altra fiaba: parla di un sindaco che chiamò un famoso pifferaio per disinfestare la città dagli odiosi topi che gettavano il panico tra gli abitanti del piccolo borgo. Il sindaco decise poi di non corrispondere la somma pattuita al pifferaio per il suo lavoro e questo si vendicò.
Chi indovina il titolo vince un mappamondo.
Il punto è: perché non pagare il pifferaio? Quei soldi sarebbero stati ben spesi, visto che era indispensabile liberare la città dal rischio di epidemia. Fosse anche stata una “spesa pazza”, era necessaria.
C’è un’altra storia che vorrei farvi conoscere.

DigitPA è stato istituito dal d.lgs 30 giugno 2003 n. 196 art 176, all’interno del Codice della protezione dei dati personali. Si tratta di un ente pubblico non economico ed è quindi essenzialmente inserito in quelle strutture burocratiche che agiscono attraverso atti giuridici, si avvalgono delle entrate tributarie ed operano nei confronti dei terzi privati prevalentemente con provvedimenti amministrativi.
Con sede in Roma e competenza nel settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nell'ambito della pubblica amministrazione, esso opera secondo le direttive per l'attuazione delle politiche del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro delegato e sotto la loro vigilanza. Nell’espletamento delle sue funzioni, gode di autonomia tecnica e funzionale, amministrativa, contabile, finanziaria e patrimoniale e di indipendenza di giudizio.
Le sue funzioni sono di natura progettuale tecnica e operativa, con la missione di contribuire alla creazione di valore per cittadini e imprese, da parte della pubblica amministrazione, attraverso la realizzazione dell'amministrazione digitale.
Un ente che il Governo ha deciso di smantellare a breve, per fare posto alla nuova Agenzia per l’Italia Digitale, istituita con il cosiddetto decreto “digitalia”.

In questo il progresso non si fa certo aspettare.
nell'ultimo periodo, DigitPA è al centro dei fatti d’attualità: infatti, Il dipartimento per i trasporti sta per bandire una gara europea per l’affidamento dei servizi di stampa e di recapito delle patenti di guida che dovranno essere distribuite ai guidatori italiani nei prossimi cinque anni. L’ammontare del valore dell’operazione sarebbe stimato in circa 300 milioni di euro.
Infatti, ogni patente costa quasi 10 euro (9,85), cifra che va moltiplicata per i circa 35 milioni di destinatari. Il fatto è che, però, le nuove patenti saranno praticamente identiche a quelle già in circolazione, e quindi non dotate di chip elettronici o forme di tecnologia digitale inglobata al loro interno .
Digit PA, da parte sua, ha presentato al dipartimento dei trasporti e al ministero dello sviluppo economico l’opportunità di installare il famoso chip sulle nuove patenti, che servirebbe sia per rafforzare i sistemi antifrode di ciascun documento sia perché in tal modo sarebbe predisposta per la fruizione, da parte dei cittadini, di altri servizi. Dal “botta e risposta” epistolare tra digitPA e il dipartimento dei trasporti emergerebbe che, secondo quest’ultimo, sarebbe la disciplina europea a precludere l’introduzione di un sistema di modernizzazione delle patenti per autoveicoli.

Ora: se è pur vero che il documento di guida e la sua conformazione, sarebbero tracciati dalle direttive comunitarie 2006/126/CE e 2009/113/CE, recepite con dlgs. N. 59 del 18/4/2011, vero è anche che tali direttive europee non impediscono l’introduzione di patenti di guida più “smart” rispetto alle attuali, (cosa che tra l’altro giustificherebbe un investimento così consistente).
Infatti l’art 22 comma 1 del sopra citato decreto dispone: “(…) Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentiti il Ministro dell'interno e il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, possono essere apportate, previo accordo con la Commissione europea, eventuali modifiche al predetto modello, ivi comprese quelle necessarie per l'elaborazione elettronica della patente di guida.”. 
Al comma 2, l'articolo, prosegue stabilendo che: “ Lo Stato italiano adotta tutte le disposizioni utili per evitare rischi di falsificazione delle patenti di guida. Il materiale usato per le patenti di guida deve essere protetto contro le falsificazioni in applicazione delle specifiche disposizioni integrative, che saranno adottate dal Consiglio dell'Unione europea, intese a modificare elementi non essenziali di cui alla direttiva 2006/126/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, concernente le patenti di guida. Lo Stato italiano può introdurre elementi di sicurezza aggiuntivi.”

Ancora, al comma 3: “(…)Per le finalità di cui al comma 2 e previa adozione di specifiche disposizioni da parte della Commissione dell'Unione europea, lo Stato italiano, fatte salve le norme relative alla protezione dei dati, può inserire un supporto di memorizzazione -microchip - nelle patenti di guida (…).


La disciplina europea prevede espressamente, quindi, la possibilità – ancorché non l’obbligo – di inserire nelle nuove patenti di guida un chip sul quale registrare le informazioni già presenti sulla patente nonché – qualora il singolo Paese membro lo ritenesse opportuno – ulteriori informazioni relative all’identità del titolare.
Si aggiunga che lo scorso 4 maggio 2012 (reg. 383/2012) la Commissione Europea ha varato un apposito regolamento “recante i requisiti tecnici per le patenti di guida dotate di un supporto di memorizzazione (microchip)”, che si applicherebbe quindi alle sole patenti di ultimissima generazione.

Per ritornare alla fiaba iniziale: vedo la spesa, ma non vedo l’utilità di un distribuzione di targhette plastificate semplicemente più scintillanti di prima e prive di sistemi innovativi che le rendano quantomeno diverse da quelle che già soggiornano nei taschini dei nostri porta documenti.
Se investimento deve essere, almeno che sia finalizzato ad una qualche forma di progresso.
Dicono non sia proprio periodo di spese incaute, a meno che siano utili, necessarie e condotte secondo  un criterio di utilità generale.

Cecilia Pepe

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2 commenti:

  1. Il tema dell'amministrazione digitale, andando un po' oltre questo articolo interessante che nello specifico tratta di patenti, è in Italia particolarmente difficile da attuare. Il discorso di DigitPA aprirebbe opportunità incredibili grazie alla tecnologia, snellirebbe alcuni procedimenti oggi incatenati dalla burocrazia e dai suoi tempi tecnici, permetterebbe maggior controllo e una gestione migliore, senza un esborso smodato di soldi pubblici. Il problema è che l'uso massiccio della tecnologia renderebbe anacronistici e senza una precisa collocazione molti uffici e di conseguenza posti di lavoro. E per uno Stato come il nostro, dove i posti di lavoro nel Settore Pubblico hanno sempre svolto anche e soprattutto una funzione di ammortizzatore sociale, non è pensabile abbracciare al 100% la tecnologia e la digitalizzazione

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  2. Questo è davvero un interessante punto di vista sul quale, in effetti, meriterebbe di essere sollevata una riflessione seria, ossia sul perchè in Italia vi sia una così grande difficoltà di riconversione dll'impiego e dell'impiegato pubblico. Recentemente abbiamo evidenziato, all'interno del post sulla protezione della privacy nelle scuole, le novità in tema di pagelle, registri e tabelloni digitali che saranno adottati nei nostri istituti scolastici. Il ministro dell'istruzione Profumo ha sponsorizzato tali riforme nell'amministrazione pubblica come un passo di avvicinamento dell'Italia all'Europa. Come hai sottolineato tu solo il tempo ci potrà dire se le novità saranno ben metabolizzate dagli interessati o se creeranno disfunzionamenti. Quel che è certo è che negli ultimi anni sempre più iniziative volte alla "digitaliazzazione" del pubblico sono state attivate ma non riesco a capire se la ragione di fondo sia l'aspirazione ad una modernizzazione e ad un risparmio o, forse, una necessità imposta meramente dai tempi che passano; non capisco se l'abiettivo sia avanzare oppure non rimanere indietro.

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